Sindrome del nido vuoto

Definizione

11 Sindrome del nido vuoto La sindrome del nido vuoto si riferisce a sentimenti di depressione, tristezza e/o dolore, sperimentati dai genitori nel momento in cui i figli iniziano a lasciare la casa genitoriale. Talvolta questo accade quando i bambini cominciano ad andare a scuola oppure quando i figli, raggiunta la maturità, decidono di andare via o di sposarsi.
Le madri hanno maggiore probabilità di essere colpite dalla sindrome del nido vuoto rispetto ai padri, perché spesso il momento in cui il “nido” si svuota coincide per le donne con momenti altrettanto difficili e significativi della vita, come la menopausa o il doversi prendere cura dei genitori anziani, motivo per cui l’indice di stress è ancora più alto per il sesso femminile.
Fortunatamente la maggior parte delle madri al giorno d’oggi lavora, pertanto avverte in maniera meno forte il vuoto che i figli lasciando andando via da casa. Inoltre un numero sempre crescente di giovani tra i venticinque e i trentaquattro anni vive ancora in casa.
Lo psicologo Allan Scheinberg definisce questi ragazzi “figli boomerang”; si tratta di quei giovani che, nonostante i genitori offrano loro la possibilità di abbandonare il nido familiare, vi ritornano quasi sempre non appena incontrano qualche difficoltà dopo aver sperimentato brevi periodi di lontananza da casa (da qui la definizione di “boomerang”). Questo accade a causa di una mancanza di responsabilità che si portano dietro dall’infanzia e per i privilegi che il restare a casa con i genitori offre.


Sintomi

In un momento come questo sentimenti di tristezza sono da considerare normali. Come normale è trascorrere del tempo nelle camerette per sentirsi più vicini al proprio figlio ma è fondamentale controllare le proprie reazioni e la loro durata.
Se si sente che la propria vita è inutile, si piange di continuo o si è così angosciati da non riuscire ad andare a lavorare o ad avere una normale vita sociale, si dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di chiedere un aiuto professionale.


Cause

Recenti ricerche indicano che la qualità del rapporto genitore-figlio, può avere importanti conseguenze in un momento così delicato come quello dell’abbandono della casa genitoriale.
Ostilità estreme, conflitti o distacchi drastici nella relazione padre-figlio, possono ridurre la sensazione di essere sostenuti necessaria per la maggior parte dei giovani durante la prima età adulta, rendendo più doloroso e difficile l’abbandono della casa genitoriale ed acutizzando i sentimenti di colpa e disagio nella madre, la quale si sente inevitabilmente tra due fuochi.
Le donne sono particolarmente vulnerabili alla depressione quando i figli lasciano la casa, esse, infatti, attraversano una profonda perdita d’identità e finalità. Tuttavia gli studi non indicano alcun aumento della malattia depressiva tra le donne in questa fase della vita.


Trattamento

Sarà utile parlare dei propri sentimenti con un professionista per poter ritrovare tutti quegli aspetti positivi che una maggiore libertà può offrire. Nel frattempo è importante frequentare gli amici, avvicinarsi al proprio partner, riscoprire interessi messi tempo prima nel cassetto. Tutto ciò può favorire anche il processo di adeguamento al nuovo ruolo e identità di genitore. Il rapporto con il proprio figlio può diventare paritario e diretto.
Risulta utile per evitare lo svilupparsi di tale sindrome, tenere sempre un “posto vuoto” nel nido mentre i figli vivono ancora in casa. Sviluppare amicizie, hobby, carriera e cercare opportunità ludiche. Fare piani con la famiglia mentre sono ancora tuttti sotto lo stesso tetto, pianificare dei risparmi da spendere per gratificare e coccolare se stessi (viaggi, shopping, etc.) nel momento in cui si resterà soli.