Possibili terapie della bulimia

19 Possibili terapie della bulimia Negli ultimi anni la terapia dei disturbi dell’alimentazione ha fatto passi da gigante. Oggi, infatti, siamo in grado di dire, con cognizione di causa, che circa il 70% dei pazienti affetti da bulimia nervosa possono essere trattati con successo, utilizzando forme d'intervento brevi (della durata di circa 4-5 mesi) come la terapia cognitivo- comportamentale e la terapia interpersonale. Un buon numero di pazienti affetti da bulimia nervosa può inoltre essere curato con forme d’intervento ancora più semplici (intervento psicoeducativo, auto-aiuto e auto-aiuto guidato), altri possono essere curati con l'utilizzo di farmaci antidepressivi; si è però notato che quando gli antidepressivi vengono somministrati senza associarli ad un'altra terapia, i risultati positivi non sembrano durare nel tempo. I protocolli proposti di seguito non sono naturalmente gli unici protocolli efficaci possibili ma sono quelli attualmente convalidati dalla ricerca sperimentale sull’esito della terapia dei disturbi del comportamento alimentare:

  • Intervento di prima scelta: terapia cognitivo comportamentale.

 

  • Altre opzioni (qualora non vi siano specialisti disponibili o qualora il paziente non possa pagarsi una cura) sono: intervento psicoeducativo, auto-aiuto, auto-aiuto guidato o terapia farmacologica con antidepressivi.

 

  • Intervento di seconda scelta, qualora fallisca la terapia cognitivo-comportamentale: terapia interpersonale.

 

  • Intervento di terza scelta, qualora falliscano gli interventi terapeutici di prima e seconda scelta: psicoterapia individuale psicodinamica (associata alla gestione dei sintomi più eventuale intervento sulla famiglia e/o terapia farmacologica).


  • Intervento di quarta scelta, da attuarsi qualora fallisca qualsiasi forma di terapia ambulatoriale: ricovero in day-hospital o ricovero ospedaliero in reparti di riabilitazione intensiva.

In alcuni casi, sempre a discrezione del medico specialista, è indicato un breve ricovero in reparti internistici o psichiatrici (per facilitare la gestione di complicanze mediche o psichiatriche acute).